In America e in alcuni paesi europei è già attivo Panda Update, l’aggiornamento dell’algoritmo di Google contro le cosiddette content farm. Sono considerate "content farm" quelle società che producono contenuti di bassa qualità e a basso costo solo a fini pubblicitari ovvero per attirare i motori di ricerca come Google sulle proprie pagine e vendere così più spazi banner e spazi Adsense. I portavoce di Big G avevano dichiarato che Panda avrebbe interessato all'incirca il 2% dei risultati di ricerca, ma a quanto pare le variazioni nelle query sembrano aggirarsi ben al di sopra di questa percentuale, arrivando fino all'11% con un importante rimescolamento dei risultati nelle SERP. Colpiti da Panda sono stati anche portali di grandi dimensioni, come eHow o Ciao.co.uk, che hanno subito una significativa perdita di ranking delle proprie pagine con relativa consistente perdita economica. A fine gennaio gli aggregatori di notizie e siti con contenuti copiati o di scarso valore aggiunto avevano già subito in anteprima la stessa sorte. Del resto, obiettivo ribadito più volte da Google è premiare i siti con contenuti di qualità per dare risposte esaustive e veloci ai suoi utenti. L’unico modo per evitare che la scure di Panda si abbatta sul proprio sito web è quello di produrre contenuti, magari meno frequentemente, ma assicurandosi che siano di buona qualità e soprattutto originali.